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Gli ultimi dati disponibili relativi al 2006 per la macellazione di carni avicole ammontavano a 1.048.000 di tonnellate espresse in peso morto (pollame 697.900, tacchini 276.000 e altre specie avicole 74.100). Il consumo procapite è stato, sempre nel 2006, di 17,05 chili.
E' da far notare che le problematiche sorte negli ultimi mesi del 2005 per gli articoli sui giornali e le continue notizie fornite dalle televisioni italiane, sull'influenza aviaria, hanno fatto scendere i consumi pro-capite da 18,42 chili del 2004 a 16,67 del 2005. Il 2006 ha dato segni positivi di recupero dei consumi (17,05 kg) anche se ben lontani dal record del 2001 di 20,43 Kg pro-capite.
Le aziende più grandi hanno potuto provvedere a dei stoccaggi della produzione che hanno permesso di calmierare i prezzi di mercato e quindi limitare le perdite. Il ministero delle politiche agricole ha provveduto, con un decreto del settembre 2006 a sostenere il mercato avicolo. Nei primi due mesi del 2007 la macellazione è aumentata del 8,7% nei corrispettivi mesi del 2006, con un aumento sensibile per gli avicoli e con un perdita invece per i tacchini.
La maggior parte dei macelli avicoli italiani è di dimensioni medio-grandi e quindi normalmente rispondenti ai requisiti di igienicità dei vari reparti dello stabilimento. Occorre in ogni caso che la macellazione avvenga in impianti autorizzati dall'autorità sanitaria competente ai sensi della Legge 30 aprile 1962 n. 283, e devono essere in possesso dei requisiti generali di natura igienico-sanitaria in modo tale da garantire una facile e adeguata pulizia.
Ecco i requisiti necessari:
Inoltre lo stabilimento deve possedere:
Spetta al veterinario ufficiale, responsabile dello stabilimento, la verifica del rispetto delle condizioni previste dalle leggi vigenti sia per quanto riuarda l'igiene degli impianti sia per la verifica dei comportamenti del personale.
Le varie fasi della macellazione possono essere così riassunte:
E' indispensabile che in tutte le varie fasi della macellazione siano adottate le norme igieniche più rigorose per evitare qualsiasi tipo di proliferazione batterica che potrebbe compromettere l'utilizzo della carne. Nel macello si devono considerare delle zone ad alto rischio di contaminazione nelle quali gli animali vengono ricevuti e si opera l'uccisione ed il dissanguamento per arrivare fino al l'eviscerazione. Questa zona presenta un'altissima carica microbica dovuta sia agli escrementi sia ai residui degli animali macellati.
E' fondamentale mantenere la zona in aspirazione d'aria evitando pertanto la possibilità di inquinamento con zone limitrofe più pulite. Uscendo dalla zona ad alto rischio di contaminazione si passa a una zona considerata "pulita"; è quella in cui avviene la squartatura fino al confezionamento e alla spedizione. In questa zona il rischio è quello della contaminazione dovuta soprattutto all'uomo, ai materiali e alle attrezzature impiegate.
Grande attenzione dovrà essere posta alle connessioni con la zona sporca, dovrà quindi esserci una separazione nettissima fra le due zone, creando una vera e propria barriera igienica.
La maggior parte dello sporco che si riscontra nella macellazione avicola è rappresentato da una frazione organica, rappresentato da residui di feci, sangue, residui carnei, residui di piume, grassi, colonie di microrganismi; Muffe. Oltre alla frazione organica è riscontrabile anche lo sporco inorganico ascrivibile soprattutto al calcare che si forma con l'utilizzazione dell'acqua calda.
Molto difficile da rimuovere è la morchia mista composta da una miscela di residui organici e inorganici rappresentata soprattutto dallo sporco vecchio, quello che si è formato da un sovrapporsi di sostanze organiche, soprattutto grassi, e da strati di calcare che si è formato durante i lavaggi per l'impiego di detergenti non sufficientemente sequestrati. Normalmente questa morchia mista si forma a seguito di insufficienti pulizie quotidiane o l'utilizzo di inadeguati sistemi di pulizia.
La detergenza a schiuma è una tecnica ormai consolidata e collaudata, vale a dire quella dell'utilizzo dei detergenti schiumogeni che vengono utilizzati mediante l'utilizzo di idropulitrici a bassa pressione (25-50 bar) o ad alta pressione (120-150 bar), in abbinamento a particolari lance schiumogene appositamente studiate per questo scopo.
Nell'operazione di schiumatura, il detergente, si mescola con l'acqua e l'aria e viene erogato a bassa pressione sottoforma di schiuma bagnata che si ancora uniformemente sulle superfici da lavare. Il detergente che è utilizzato nella schiumatura, può essere prelevato in modi differenti:
La schiuma che va a depositarsi sulla superficie da lavare deve avere una discreta consistenza, tale da aderire anche alle superfici verticali, senza però essere troppo secca, in quanto deve essere in grado di bagnare la superficie e permettere al detergente di penetrare nello sporco che viene ammorbidito e quindi successivamente eliminato nell'operazione di risciacquo.
Nel caso si noti un rammollimento insufficiente dello sporco, sarà consigliabile eseguire una seconda schiumatura per ottenere con il successivo risciacquo, una sufficiente eliminazione dello sporco. Il risciacquo potrà essere effettuato con acqua a pressione di rete (2-4 bar) o con acqua ad alta pressione (100-150 bar), in questo caso è consigliabile montare sulla lancia di risciacquo ugelli a ventaglio che non danneggino le superfici neanche con pressioni molto elevate ed a distanza ravvicinata.
Quando lo sporco caratterizzato da residui organici (sangue, feci e da microrganismi), il detergente più adatto è quello del tipo alcalino clorattivo, la frazione alcalina attacca la parte organica dello sporco ed il cloro, anche se in parte si combina con la sostanza organica, la parte residua è in grado di operare una buona Sanificazione. Per rimuovere lo sporco costituito invece da un'elevata quantità di residui carnei e di grassi, il detergente che risulta più efficace è quello ad alta alcalinità.
Per eliminare le incrostazioni dovute all'uso di acque dure si utilizzerà un detergente di tipo acido a base di acido fosforico o sulfamico. Tutti i detergenti schiumogeni incorporano notevoli quantità di sostanze tensioattive in grado di formare la schiuma al momento dell'erogazione ma, al momento del risciacquo, di farla dissolvere totalmente impedendo quindi fastidiosi problemi negli impianti di depurazione. Per rimuovere le morchie miste organiche/inorganiche si eseguiranno in successione lavaggi con schiumogeni acidi e alcalini fino alla completa scomparsa dello sporco.
Nel caso si debba operare una Sanificazione ambientale completa dopo la pulizia grossolana e la detersione, i prodotti più utilizzati per questo scopo sono quelli a base di polibiguanide, i poliquaternari non schiumogeni, l'aldeide diglutarica (anche se un po' fastidiosa nell'utilizzo). Le apparecchiature più frequentemente utilizzate per questo scopo, sono i nebulizzatori a bassa pressione in grado di far arrivare sulle superfici da sanificare un velo leggero di sanificante in grado di operare con efficacia a costi molto bassi. Occorre porre una particolare attenzione per i materiali sui quali si opera la detersione e la sanificazione; l'acciaio inox può essere deterso e sanificato con ogni tipologia di prodotto, poiché non è attaccato dai normali detergenti alcalini e acidi.
Gli stabilimenti devono avere un numero sufficiente di dispositivi per il lavaggio e la disinfezione delle mani, con l'utilizzo di acqua corrente calda e fredda, opportunamente miscelata, collocati il più vicino possibile al posto di lavoro. In particolare coloro che operano lungo la linea di macellazione, devono avere la possibilità di lavarsi e disinfettarsi le mani senza doversi allontanare dal proprio posto di lavoro. Accanto ad ogni lavandino deve essere collocata un'attrezzatura per la pulizia e la disinfezione delle mani, facendo divieto d'utilizzare saponette o sapone in pezzi e asciugamani che non siano a perdere. Le mani devono essere lavate e disinfettate più volte al giomo, ed in ogni caso prima e ad ogni ripresa dell'attività lavorativa e comunque ogni qualvolta necessario.
Per concludere una nota di merito per gli allevamenti e per i macelli italiani: per decidere se un pollo o un tacchino sia idoneo al consumo ci vogliono almeno tre veterinari ufficiali inviati dalle ASL per certificare la salubrità degli animali. Appena nato, il pollo (o il tacchino) viene visitato dal primo veterinario che controlla che sia sano prima di immetterlo nel l'allevamento. Il secondo veterinario visita gli animali prima che siano inviati alla macellazione: analizza la storia di tutto l'allevamento e poi passa all'ispezione di quello specifico lotto di animali.
Oltre a ispezionare con cura i polli, controlla i registri di allevamento, dove sono segnati i consumi di acqua, di mangime e gli eventuali Trattamenti farmacologici effettuati: nel caso in cui siano stati somministrati dei farmaci per proteggere la salute degli animali verificherà che siano stati rispettati i tempi di eliminazione del farmaco assunto dall'animale (il cosiddetto "tempo di sospensione"): tale periodo di tempo varia a seconda del farmaco somministrato. A questo punto quel lotto di polli (o tacchini, o faraone, ecc.) partirà per un apposito stabilimento riconosciuto secondo le norme UE dove ci sarà un altro veterinario della ASL, che procederà a un'ulteriore verifica dopo la macellazione: esaminerà l'interno e l'esterno dell'animale, controllerà che non ci siano anomalie o alterazioni e, se lo riterrà utile o necessario, sottoporrà le cami ad ulteriori accertamenti analitici.
Tutto questo va ad aggiungersi agli innumerevoli controlli comunque effettuati dai veterinari delle aziende produttrici che controllano costantemente gli animali nelle varie fasi della crescita. Solo dopo questa lunga serie di accertamenti nei vari laboratori di lavorazione delle carni, anch'essi autorizzati a norma UE e sottoposti a controllo veterinario ufficiale, il pollo (o il tacchino) viene bollato per dimostrare la sua idoneità al consumo e quindi è pronto perviaggiare nella catena del freddo e arrivare sulla nostra tavola.
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