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CONTROLLO DEGLI AGENTI Infestanti

LE COMPETENZE PROFESSIONALI

Le risorse umane e le relative competenze e motivazioni sono di fatto il nocciolo della questione.

A nostro avviso la consapevolezza dell'importanza igienica dei servizi di disinfestazione dovrebbe rappresentare lo stimolo professionale di partenza. E' doveroso in questo contesto fare un accenno all' Integrated Pest Management come la realizzazione di un sistema di lotta integrata in cui interagiscono anche visioni gestionali di più ampio respiro.

Come nella Qualità, anche in questi nuovi approcci professionali, l'importante è crederci, non come atto di fede, ma come un razionale e dovuto tributo alle nuove necessità produttive.

INFORMARE/FORMARE ED ADDESTRARE

Abbiamo in questo contesto utilizzato la terminologia che il legislatore adotta nell'ambito della sicurezza in quanto la professionalità di un "disinfestatore" deve comprendere in maniera inscindibile sia la competenza tecnica che le relative norme di sicurezza intesa in senso lato: la propria, l'altrui, senza dimenticare l'ambiente.

Per tornare al profilo professionale del disinfestatore possiamo sottolineare la necessità di conoscere le caratteristiche tecniche dei prodotti che utilizza, delle attrezzature e dei dispositivi di protezione individuali. Deve inoltre essere ben informato sulle tecniche applicative: dove, come e quando operare e a ciò si aggiunge una competenza generale dei parassiti e la tossicologia dei principali prodotti e relativi principi attivi utilizzati.

Il profilo professionale si completa con un po' di familiarità nel contesto dell'impiantistica, soprattutto elettrica, e con un discreto grado di capacità nell'eseguire piccole manutenzioni.
Soprattutto deve essere nelle condizioni di sapere quello che non deve fare e perciò dovrebbe disporre di dettagliati protocolli operativi. Anche la capacità di avere buoni rapporti interpersonali è un bagaglio professionale di una certa importanza. Certamente il mestiere del disinfestatore, o del PCO (Pest Control Operator) per dirla all'inglese, sconfina un po' nella tuttologia, e ciò rappresenta l'onere e l'onore di questa professione.

GLI ASPETTI BIO-ETOLOGICI DEI PARASSITI

Se, come consigliano i testi di strategia bellica, per combattere meglio il proprio nemico bisogna conoscerlo a fondo, anche nell'ambito della disinfestazione, che per l'appunto spesso si definisce come "lotta", si deve attuare questo concetto.

Infatti la conoscenza dell'entità infestante è basilare per poter scegliere sia la tecnica che i mezzi più idonei allo scopo.
Innanzitutto è necessario definire di quale/i specie si tratta in base a molteplici indicazioni fornite dall'ambiente in cui si è determinata l'infestazione: danni, tracce, tane o rifugi possono aiutare, ma molto meglio è prelevare un campionamento per effettuare l'identificazione diretta tramite le caratteristiche morfologiche specifiche; molto spesso occorre l'esame microscopico.

Dopo questa fase si dovranno conoscere quante più informazioni possibili cominciando dal ciclo biologico, anche in funzione delle condizioni ambientali (temperatura, umidità e persino cibo possono far variare notevolmente i tempi di sviluppo).
Queste variabili sono anche importanti per definire le condizioni ottimali di vita e quelle limitanti. Per esempio, per ostacolare alcuni tipi di infestazione, si può agire variando la temperatura e/o l'umidità ambientale.

Studiare il ciclo biologico in questi termini consente di sapere quando agire, quale stadio colpire e fornisce gli strumenti per stabilire degli intervalli fra i Trattamenti, quando questi, come ad esempio nel caso di Blatte e Pulci, non sono attivi verso rispettivamente le ooteche e le ninfe quiescenti.

Infine, ma di grande importanza, non bisogna tralasciare gli aspetti etologici dei parassiti: attrattività alla luce o fotofobia sono gli aspetti più sfruttati dal mercato, basta ricordare le trappole luminose per Insetti volanti o i formulati spray stananti per le Blatte.
Ma altri aspetti del comportamento si possono dimostrare utili ai fini di una lotta ragionata: per esempio sapere quando sono più attivi, se sono buoni volatori, quali preferenze alimentari hanno o che tipo di ripari ricercano solitamente. Conoscere è quindi il punto di partenza per ben operare.

CONCLUSIONI

Quanto esposto voleva indicare i vari ingredienti costituenti la "ricetta disinfestazione".
Disporre degli ingredienti è un passo avanti per realizzare un buon servizio, ma così come nell'arte culinaria per ottenere dei manicaretti è necessaria l'opera di un cuoco preparato, anche nel nostro lavoro bisogna essere professionalmente preparati.

Pur rischiando di cadere nell'ovvio ricordiamo che il nostro lavoro di operatori ambientali richiede prudenza, competenza e buon senso. Concludiamo ricordando a tutti che il fatto di intervenire in qual si voglia settore migliorandone il livello igienico, quindi anche disinfestando, non rappresenta una spesa, ma un lungimirante e razionale investimento.

GLI Insetti VOLANTI

SPECIE MENZIONATE

Certamente il metodo di classificazione (il criterio tassonomico, per gli accademici) è discutibile e al limite dell'ortodossia scientifica, ma sicuramente pratico anche se le specie che andremo ad approfondire, mosche e zanzare, ci pongono subito di fronte ad una contraddizione: la forma larvale di queste specie non volano affatto, ma è, innegabile che in ognuno di noi, anche il più accanito entomologo, quando sente parlare di ditteri, si affaccia alla mente un'entità volante. Questo però non ci farà trascurare anche gli aspetti tecnici di questo fondamentale tipo di lotta.

Inoltre, è innegabile che i lepidotteri (farfalle) sono anch'essi, nella forma adulta, insetti volanti e saranno trattati nel raggruppamento degli insetti delle derrate alimentari. Tutto ciò è fatto in nome della praticità, con la finalità di rendere "operativa" la consultazione del trattato.

Mosche

Per mantenerci fedeli al principio di semplicità classificheremo questi Insetti raggruppandoli per habitat di elezione (vedi tab. 1).

CICLO BIOLOGICO

Agenti infestanti Mosca Uova

Tempo di schiusa: da 2 a mezza giornata in funzione della temperatura
Sviluppo larvale (due mute): da 20 a 4 giorni
Tempo di "sfarfallamento": da 20 a 4 giorni dallo sfarfallamento all'accoppiamento passano da 1 a 2 giorni circa.
Dall'accoppiamento all'ovodeposizione trascorrono mediamente 3 giorni (min. 2 - max 9, sempre in funzione della temperatura).
La femmina depone le uova in gruppi di 100-200 per volta (circa 1.000-2.000 uova nell'arco della sua vita).
Il potenziale biologico è enorme, ma la sopravvivenza è mediamente dell' 1 %.
Il numero di generazioni nell'arco dell'anno è di 10-15. Lo svernamento può avvenire in ogni stadio larvale.

ETOLOGIA

Le Mosche allo stadio adulto possono cibarsi di alimenti liquidi; possono altresì liquefare sostanze solide (zuccheri) attraverso il rigurgito della saliva.
Allo stadio larvale si cibano di sostanze organiche, per lo più in fase di fermentazione. In genere gli adulti non si spostano molto dall'area da cui sono sfarfallati, ma non sono rare migrazioni di più ampio respiro allorquando avvengono per trasporto passivo (soprattutto su treni e/o aerei).
In genere la M. domestica si ritrova all'interno delle strutture durante le ore fredde, mentre si sposta all'esterno nelle ore più calde.

SCHEMA DI LOTTA (RIFERIMENTO Mosca DOMESTICA)

In primo luogo è necessario chiarirsi bene gli habitat ove è più significativo intervenire (vedi tab.).

PROTOCOLLI DI INTERVENTO ADULTI

LOTTA RESIDUALE

Agenti infestanti Tabella


Norme di sicurezza:

LOTTA RESIDUALE DI INGESTIONE

Posizionare con attenzione i punti di avvelenamento rispettando le indicazioni riportate in etichetta.

TRAPPOLE

A collante vischioso
Ad attrattivo alimentare o a feromone.
Questa tecnica si presta bene al monitoraggio.

LOTTA ABBATTENTE

Tecnica da usare solo se non è possibile farne a meno: in presenza di infestazioni di particolare gravità, in occasione di eventi epidemici in cui le Mosche siano un importante anello della catena epidemiologica, limitatamente ad aree "a rischio" di massima frequentazione muscina (zone Rifiuti, concimaie, ecc.). Rispettare scrupolosamente i dosaggi privilegiando i prodotti a rapida degradazione e a profilo tossicologico "favorevole".

Agenti infestanti Tabella

LARVE - LOTTA RESIDUALE DI CONTATTO

Fatte salve le indicazioni generali del punto 1. avere cura di bagnare bene, in modo da far penetrare il liquido nell'area di riproduzione larvale e attenersi ad un calendario dei trattamenti coerente con la gestione del letame o dei rifiuti.
N.B. = CERTIFICARE I TRATTAMENTI SU APPOSITO MODULO, AGENDA O DIARIO DEI LAVORI, PENA LA VANIFICAZIONE DEI LAVORI SVOLTI

CALENDARIO DEI Trattamenti

Abbiamo indagato sul come intervenire, sul dove intervenire, ora vediamo quando intervenire e concluderemo sul perché intervenire (anche se a questo punto è ormai un dato ovvio).
Un concetto, mai abbastanza approfondito, è quello della necessità di integrare le varie parti del mosaico affinché il tutto rappresenti, in modo compiuto, l'intero disegno nulla trascurando: i prodotti giusti, applicati in modo corretto, nei luoghi dove è necessaria l'applicazione, rispettando con un adeguato calendario d'intervento il ciclo biologico della specie bersaglio ed il relativo susseguirsi delle generazioni nell'arco dell'anno. Il tutto, con scrupolosa attenzione nei riguardi della nostra e altrui sicurezza (vedi tab.).

PERCHÈ INTERVENIRE? ASPETTI ECONOMICI

Non a caso il termine BEELZEBUB (dall'ebraico Ba al zebub = signore delle mosche) ha assunto nel Nuovo Testamento il significato di diavolo. Le mosche sono un vero e proprio flagello: la loro presenza è sinonimo di sporcizia e rappresentano un rischio sanitario umano e veterinario ed igienico industriale e zootecnico non trascurabile (lo vedremo in dettaglio nella tabella dedicata alle malattie veicolate dalle mosche). Inoltre, la loro presenza costituisce un fattore non trascurabile di depressione della produttività di qualsiasi allevamento, ma anche nel contesto turistico e dello sport (equestre in particolare) le mosche sono indice di una cattiva immagine e di possibili incidenti. Va aggiunto che un corretto programma di lotta alle mosche deve essere attuato con l'intendimento di raggiungere concreti risultati al di sotto dei quali è inutile parlare di costo/beneficio.
Infatti, per i cultori della matematica, ma non solo per loro, se il beneficio tende a zero il rapporto tende all'infinito: in termini pratici il denaro viene gettato in interventi alibistici, privi di logica economica.

ZANZARE

Con il termine "zanzare", che già nella pronuncia ricorda il ronzare di questi fastidiosi Insetti, sono indicate numerose specie di Insetti per lo più pungenti che gli specialisti chiamano "culicidi".

E' indubbio che le zanzare costituiscono un grande pericolo per l'uomo in quanto sono il vettore della malaria, malattia che in alcune parti del mondo rappresenta un pericolo mortale tanto da far lanciare appelli su appelli all'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) sui pericoli del contagio soprattutto per il fatto che gli interventi terapeutici sembrano perdere sempre più la loro efficacia per la resistenza che i vari plasmodi vanno acquisendo.

L'Italia ha eradicato questa malattia negli anni appena successivi alla seconda guerra mondiale, ma attualmente sorgono dubbi sul rischio di reintroduzione dovuti al turismo esotico e ai lavoratori in missioni estere nelle aree a rischio. Specie menzionate.

Agenti infestanti Tabella

IMPORTANTE

Numerose città del Nord e Centro Italia sono colonizzate dalla specie originaria del Sud-Est asiatico: Aedes albopictus, nota anche con il suggestivo nome di "Zanzara tigre" per gli anelli chiari della sua livrea.

Nelle aree d'origine è vettrice di pericolose patologie improbabili nelle nostre latitudini; resta però un esempio eclatante della possibilità di colonizzazione dei nostri territori di specie esotiche e la necessaria attenzione che dovrebbe essere posta al problema.

Esempi similari di notevole portata sono l'affrancarsi della Tingide del platano, ormai una epidemia diffusa in tutte le alberature cittadine. I nostri platani ormai sono di un verde clorotico, indice di uno stato di sofferenza consolidato. La rapida espansione dell' Ifantria americana nella pianura padana ci appare nella sua drammatica realtà soprattutto nei mesi estivi, ove numerose specie arboree e arbustacee mostrano apparati fogliari devastati dalle mandibole delle larve di questo lepidottero introdotto in Europa dalle truppe alleate nord-americane. Nei prossimi capitoli ci limiteremo alla lotta urbana nei confronti del gruppo Culex pipiens in quanto rappresenta più dell'80% del problema. Ciò non deve farci dimenticare l'importanza di identificare anche le altre specie anche dal punto di vista quantitativo e "topografico" affinché il programma di lotta sia veramente mirato, adeguato, e quindi efficace.

LOTTA ALLA ZANZARA DI CITTA' - CICLO BIOLOGICO

Dal momento della ovodeposizione allo "sfarfallamento" della zanzara adulta passano mediamente due settimane.
La variabilità è soprattutto in funzione della temperatura.
Ciò va riferito al "gruppo" Culex pipiens in quanto in alcune specie di Aedes l'uovo, in quanto tale, può rimanere quiescente anche alcuni mesi, in genere tutto il periodo autunnale e invernale.
In dettaglio possiamo indicare che l'uovo nella specie di riferimento (C. pipiens) schiude dopo due/tre giorni dall'ovodeposizione.
La giovane larva passa dallo stadio L1 allo stadio L4 con tre mute, ogni fase dura da due a tre giorni, un'ulteriore muta porta la nostra zanzara allo stadio di pupa (mobile) che dopo quarantotto ore dà origine all'adulto volante il quale, dopo alcuni giorni, effettua l'accoppiamento. Successivamente, il ciclo così come esemplificato ricomincia ripetendosi nell'arco dell'anno una dozzina di volte, ovviamente in relazione all'andamento climatico. Gli adulti vivono alcune settimane, fatta eccezione per gli adulti che vanno incontro all'inverno ai quali è delegato il compito di sopravvivere ai rigori della fredda stagione rifugiandosi negli scantinati, nella rete fognante, nei luoghi riparati, non troppo freddi.

ETOLOGIA

Si ricorda che la zanzara pungente è la femmina la quale deve fare il cosiddetto "pasto di sangue" per approvvigionarsi di alcuni aminoacidi che non è in grado di metabolizzare e che le sono indispensabili per portare a termine la maturazione dell'embrione. I maschi si nutrono di liquidi zuccherini di origine vegetale e si riuniscono in gran numero, in occasione dei voli nuziali.
Le larve invece si nutrono di materiale organico in sospensione nell'acqua, alghe e microrganismi.

SCHEMA DI LOTTA (RIFERIMENTO AL GRUPPO CULEX PIPIENS)

Anche in questo caso è bene identificare gli habitat ove è più efficace l'intervenire (vedi tab.).

Agenti infestanti Tabella

PROTOCOLLI DI INTERVENTO ADULTI SVERNANTI - LOTTA RESIDUALE - ABBATTENTE

ADULTI ATTIVI - LOTTA ABBATTENTE (RESIDUALE)

Tecnica da usare solo in caso di reale necessità: in genere si attua in concomitanza di manifestazioni e feste tenute all'aperto nei mesi caldi; in luoghi di aggregazione sociale; in luoghi di ristorazione come anguriere, trattorie, ristoranti ecc.

Vengono utilizzati atomizzatori a medio, basso volume con dosaggi calibrati, i minimi possibili. Si adottano prodotti a destino ambientale breve eccezion fatta ai Trattamenti sulla vegetazione spontanea o addirittura infestante o ornamentale in cui una azione residuale risulta di indubbia maggior efficacia.

LOTTA LARVICIDA

Agenti infestanti DisinfetazioneÈ indubbiamente la tecnica da preferire in quanto colpisce l'entità infestante all'origine, una forma di intervento preventivo.
I risultati si ottengono solo se è possibile intervenire su una percentuale di focolai di riproduzione significativa.
La scelta dei prodotti deve tener conto del grado di inquinamento dell'acqua in cui si intende agire.

N.B. LA LOTTA ALLE ZANZARE DEVE SVOLGERSI CON PRECISI RIFERIMENTI CARTOGRAFICI E CON ATTENTA, PRECISA E TEMPESTIVA ELABORAZIONE DEL LAVORO SVOLTO CALENDARIO DEI LAVORI

Ripeteremo i concetti chiave in più di un'occasione in quanto, anche se ovvi sono sovente trascurati.
Ad esempio, la lotta agli adulti svernanti è spesso non realizzata, così come la fase progettuale e di monitoraggio.
Orbene, dopo avere visto come e dove intervenire è bene occuparci di quando intervenire: un'attenta pianificazione rappresenta uno dei punti fondamentali per ottenere buoni risultati in una logica di economia di esercizio (vedi tab.).

PERCHÉ INTERVENIRE? ASPETTI ECONOMICI

La lotta alle zanzare il più delle volte è effettuata per la molestia che queste "siringhe volanti" procurano; non va però dimenticato l'aspetto sanitario che la puntura delle zanzare comporta. Al di là della malaria, la zanzara può veicolare altre forme morbose, anche virali, per gli esseri umani e per gli animali: basti pensare alla filariosi del cane. Non entriamo nel dettaglio in questo capitolo per non correre il rischio di enfatizzare aspetti che i medici ben conoscono e che per i non addetti possono rappresentare una sorta di terrorismo scientifico.

Per gli aspetti economici è fondamentale, allorquando si realizza una lotta alle zanzare su territori di una certa estensione, inquadrare tale lotta in un programma ben studiato, meglio se formalizzato in un progetto, con tecniche di rilevamento e gestione dati, tali da consentire la capitalizzazione delle esperienze.

Se è vero che l'ambiente è un patrimonio comune da salvaguardare, e nulla ci autorizza a negarlo, è necessario intervenire in modo razionale e possibilmente integrato con tutto quanto in tal senso viene fatto. Solo così gli obiettivi saranno raggiunti in modo sicuro ed economico.

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